Il palinsesto e le “rovine” del cervello

Ho fatto molti sacrifici per la mia raccolta di antichità greche, romane ed egiziane, e in realtà ho letto più di archeologia che di psicologia.

Sigmund Freud

Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci

L’idea che il cervello umano sia strutturato come un palinsesto viene per la prima volta trattata in Suspiria de Profundis, uno dei lavori più noti e distintivi del saggista e giornalista inglese Thomas De Quincey pubblicato in forma frammentaria nel 1845. L’opera consiste in una raccolta di brevi saggi che trattano di quello che potremmo definire fantasia psicologica, ed è considerata da alcuni critici la miglior fantasia in prosa della letteratura inglese22 che lo stesso De Quincey definì impassioned prose.

In questa raccolta è presente una profonda riflessione sulla memoria e sugli strati più profondi della coscienza umana, contenuta nel saggio The palimpsest of the human brain, nel quale De Quincey paragona il cervello umano ad un palinsesto

What else than a natural and mighty palimpsest is the human brain? Such a palimpsest is my brain; such a palimpsest, oh reader! is yours. Everlasting layers of ideas, images, feelings, have fallen upon your brain softly as light. Each succession has seemed to bury all that went before. And yet, in reality, not one has been extinguished23.

abbozzando così per la prima volta il disegno di un’architettura celebrale.
Come spiega l’autore, all’intero del saggio, la parola palinsesto, (dal greco πάλιν + ψηστòς pálin psestòs, lett. “raschiato di nuovo”) indica una pagina manoscritta, che è stata scritta, cancellata riscritta nuovamente, ma non solo, l’idea di palinsesto si ritrova anche nell’architettura, dove viene considerata come una sorta di vero e proprio fantasma rivelatore, in grado di fornirci informazioni archeologiche delle realtà del passato ri-costruito, in quanto ogni volta che gli edifici vengono ricostruiti o ristrutturati, le ombre restano come tracce di palinsesti.

22 Jonathan Bate, The Literature Of Power: Coleridge and De Quincey, In Coleridge’s Visionary Languages by Tim Fulford and Morton D. Paley, pp. 137-50. Cambridge, 1993.

23 Thomas de Quincey, The Collected Writings Of Thomas De Quincey, Volume 13, Nabu Press 2010.

Secondo l’architettura mentale proposta e analizzata nel saggio di De Quincey, le esperienze vissute dagli uomini non vengono mai cancellate, ma ogni traccia rimane impressa nel cervello senza che niente possa davvero eliminarla

Alchemy there is none of passion or disease that can scorch away these immortal impresses24

creando uno strato di esperienze che non si presentano come una successione, ma come singole parti di un insieme indivisibile.
Questa idea di architettura mentale stratificata ha influenzato anche la nascita della psicologia di Sigmund Freud, infatti pur essendo stato un medico viennese formato, nella seconda metà dell’Ottocento, mentre imperversava la cultura positivista, egli ha sempre coltivato dentro di lui, due anime: quella dello scienziato e quella dell’umanista, tanto che la sua psicoanalisi può essere vista come “un vero e proprio prodotto dell’umanesimo classico.”25

Questa influenza è già visibile nel saggio Frammento di un’analisi di isteria – caso clinico di Dora, 1901 nel quale Freud paragona per la prima volta il lavoro dello psicoanalista a quello dell’archeologo.
L’idea di palinsesto mentale si consolida in Freud in un articolo del 1924, Nota sul notes magico, dove egli parla della teoria secondo la quale nel nostro apparato psichico permane una traccia delle percezioni che sperimentiamo, che egli chiama traccia mnestica, la quale può essere conservata e quindi memorizzata, attraverso un mutamento permanente dell’architettura del cervello.

Per far si che un’architettura possa essere capace di salvare la persistenza della traccia e nello stesso tempo possa mantenersi sempre intatta e percettiva, Freud introduce il concetto di notes magico, che, promette prestazioni migliori sia del foglio di carta sia della lavagna26 paragonando l’azione della memoria al gioco:

La traccia persistente dello scritto si conserva impressa sulla tavoletta di cera e con gli opportuni chiarimenti risulta ancora leggibile…questo è esattamente il modo in cui la funzione percettiva si compie secondo quanto  ho già supposto del nostro apparato psichico.

24 Ibidem.
25 M. Shur, Il caso Freud, Boringhieri, Torino 1976.
26 S. Freud, Gesammelte Werke, Imago Publishing Co., London, vol. XIV, 1940.

Lo strato che riceve gli eccitamenti, il sistema Preconscio, non forma nessuna traccia persistente: le fondazioni del ricordo si producono in altri sistemi supplementari.27

Nella sua analisi il notes magico assume il ruolo della tecnologia che permette ai segni tracciati sulla pellicola superficiale di essere cancellati, permettendo di ricominciare a scrivere sulla stessa superficie senza il bisogno di cambiare il supporto grafico; i segni però, paragonati alle esperienze che si sedimentano nell’inconscio, vengono solo apparentemente cancellati: essi rimangono sempre impressi nella superficie sottostante alla pellicola, e col passare del tempo si stratificano diventando come ne The palimpsest of the human brain, di De Quincey singole parti di un insieme indivisibile.

Nel Disagio della civiltà (1929), viene raffigurato mediante l’esempio di Roma, il processo di stratificazione della psiche umana:

Facciamo dunque un’ipotesi fantastica, che Roma non sia un abitato umano, ma un’entità psichica dal passato similmente lungo e ricco, una entità in cui nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso, in cui accanto alla più recente fase di sviluppo continuano a sussistere tutte le fasi precedenti28

Freud in particolare individua tre metaforici luoghi-livelli psichici:

  • –  L’Es, il luogo-livello più profondo, abitato dalla la forza caotica che costituiscela matrice originaria della nostra psiche. Non conosce né il bene né il male, né la moralità e obbedisce solo al principio del piacere. L’Es esiste al di là dei concetti di spazio e tempo e ignora le leggi della logica: è un insieme di impulsi egoistici e caotici (impulsi della libido).
  • –  Il Super-io è il luogo-livello dove risiede la coscienza morale. La morale è costituita a sua volta dalla stratificazione delle proibizioni che sono state imposte all’uomo nei primi anni di vita e che lo accompagneranno sempre, anche in forma inconsapevole :è l’interiorizzazione dell’autorità prima genitoriale e poi sociale definito il successore e rappresentante dei genitori.27 Ibidem.
    28 Sigmund Freud, Il disagio della civiltà e altri saggi ,Torino, Bollati Boringhieri, 1971.– L’Io, infine, è il luogo-livello di confine posto a metà tra gli impulsi e la moralità. Qui risiede la parte della personalità che deve continuamente svolgere il ruolo di mediatore tra Es, Super-io e mondo esterno: il suo compito consiste nell’equilibrare, tramite compromessi, le passioni più istintive con la morale cercando di mantenere l’armonia tra le forze e gli impulsi che agiscono in lui e su di lui.

In questa topografia stratificata dell’inconscio i sogni diventano la via regia che porta alla conoscenza dell’inconscio nella vita psichica29, dove essi non sono altro che il finto appagamento di un desiderio rimosso; i sogni quindi rappresentano dei desideri inaccettabili, che il soggetto cerca di rimuovere: la scena onirica in cui si presentano i desideri inconsci sono il contenitore manifesto, le pulsioni che generano il sogno sono il contenuto latente; in quest’ottica l’interpretazione dei sogni consiste nell’individuare il processo di traslazione del contenuto latente nel contenitore manifesto, in modo da svelare i messaggi inviati segretamente dell’inconscio.

Freud individua anche dei sintomi nevrotici che rappresentano il punto d’incontro- scontro fra le tendenze rimosse dal soggetto e la supervisione attuata della personalità del soggetto, la quale si oppone alla sedimentazione di queste tendenze ritenute inaccettabili nel sistema della coscienza: gli atti mancati (lapsus, errori, dimenticanze), ad esempio, hanno un ben preciso significato, essi sarebbero una manifestazione dell’inconscio, che tramite una sorta di compromesso fra l’intenzione cosciente del soggetto e determinati pensieri inconsci, ci comunicano quello che si nasconde nel profondo della nostra psiche.

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