Iside e Osiride: vita, morte, silenzio e rinascita

Gli antichi egizi credevano che ci fosse stata un’età dell’oro, chiamata Zep Tepi, il primo tempo,  un’età in cui gli dei avevano governato il mondo. Il mito di Osiride fu dunque un vero e proprio modello per le future generazioni: è narrato nei Testi delle Piramidi (2400-2200 a.C.) e in altri testi religiosi egizi come Il Libro dei Morti. Tra le fonti greco-romane troviamo Erodoto che paragona Osiride a Dioniso (V secolo a.C.), Diodoro Siculo, Plutarco con il suo Isidis et Osiris e Apuleio nelle Metamorfosi.

IL MITO

Grazie al regno di Iside e Osiride ovunque regnava la felicità: Iside aveva istituito il matrimonio e aveva insegnato agli uomini le arti magiche, Osiride invece aveva donato agli uomini la civiltà,  mostrandosi sempre disponibile alle loro richieste e insegnando loro come coltivare la terra e ciò li aveva resi molto amati dal loro popolo.
Questo amore suscitò la gelosia di loro fratello Seth, che accecato dall’invidia decise di uccidere Osiride e smembrare il suo corpo in diverse parti.

isis
Morto, Osiride giaceva nell’aldilà intrappolato tra le spire del serpente chiamato Apophis, ma Iside non si diede per vinta e cercò il corpo del suo sposo da tutte le parti. Una volta ricomposto, usò le sue arti magiche per riportarlo in vita ma questo non si rivelò un compito facile: infatti, quando Osiride cominciò a risvegliarsi il serpente cercò di opporsi con tutte le sue forze, ma alla fine la loro unione vinse il male e Osiride che giaceva nella sua tomba immobile e senza vita riuscì a risvegliarsi.

“Con il mio grembo pieno di fiori e capelli pieni di profumi sarò come la signora delle due terre vicino a te, mio amato”

Papyrus Harris 500

Troviamo  simbolicamente raffigurata questa vittoria dall’organo sessuale che si erge al passaggio del disco solare Ra, segno della potenza ormai risvegliata: Osiride riuscì non solo a tornare in vita ma si unì alla sua amata che diede così alla luce Horus, colui che avrebbe sconfitto Seth e riportato l’armonia nel mondo.
Infine, Osiride e la sua sposa Iside pur non potendo più regnare nel mondo dei vivi, si incarnarono in cielo, diventando i signori della vita e della morte (simbolicamente rappresentati dalle costellazioni di Orione e il Cane Maggiore).

Questo racconto racchiude in se i cicli della natura e il dramma dell’anima umana, per questo il mito si trasformò presto in una vera e propria religione a sfondo misterico che divenne straordinariamente popolare in tutto il mediterraneo (in particolar modo il culto di Iside, come testimonia la presenza dei numerosi Isei consacrati alla Dea, fra cui ricordiamo quello di Pompei o il tempio di Philae che è stato anche l’ultimo tempio pagano ad essere chiuso nel 535 da Giustiniano).

Anche se purtroppo, non conosciamo molto del contenuto effettivo dei Misteri isiaci, sul quale gli scrittori antichi, greci e latini, spinti da un rispetto reverenziale scrissero poco, sappiamo che Horus prese il nome greco di Arpocrate  (‘Heru-p-khart’ la cui traslitterazione convenzionale è Harpachered) che letteralmente significa Horus il Bambino, considerato da i greci e dai romani “il dio del silenzio“:

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raffigurato infatti come un bambino che si porta il dito alla bocca, per sottolineare il potere creativo della parola, una concezione che ritroviamo negli antichi testi egiziani dove viene spesso precisato che il cuore pensa e la lingua comanda. Infatti Plutarco nel suo Isidis et Osiris ci dice che

“Tra le piante che  crescono in Egitto, dicono che a questo dio sia particolarmente sacra le persea, perché il suo frutto è a forma di cuore e la foglia a forma di lingua. Di tutte le cose che la natura umana ha in sé, certo nessuna è più divina della parola, soprattutto della parola che cerca di comprendere la divinità: e niente ha più efficacia nella conquista della felicità.”

gatto serpente

Troviamo ancora una corrispondenza in una delle più famose rappresentazioni dell’antico Egitto ossia quella di Ra nelle sembianze del Grande Gatto di Eliopoli che taglia la testa del Serpente Apophis, mentre con le sue spire minaccia il sacro albero di persea (Libro dei Morti – Cap. XVII).

Perché Apophis il caos, può minacciare anche il cuore e il pensiero dell’uomo e può trascinarlo nell’oscurità più cupa ma è allo stesso tempo necessario per trovare l’equilibrio. Nei miti infatti vediamo che Ra stesso, essendo coinvolto in un’eterna lotta contro il caos, si rinnova ad una nuova esistenza attingendo energia proprio da esso.

Questo mito alla base della civiltà egizia può insegnarci ancora oggi che non tutto il male viene per nuocere ma anzi è necessario e anche se non si può eliminare deve essere sempre combattuto senza parlare troppo e fare poco, perché alla fine, come ci suggeriscono i miti, l’amore in opposizione al caos può vincere tutto, anche la morte. 

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3 thoughts on “Iside e Osiride: vita, morte, silenzio e rinascita

  1. L’antico Egitto e la sua mitologia hanno sempre un fascino incredibile … ed io che ho vissuto in Egitto per quattro anni, lo sento ancora di più!
    Buona giornata.

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  2. Questo blog è semplicemente meraviglioso… ma devi scrivere più spesso!!! 🙂 Ho appena deciso di seguirti anche su Fb, ma vuoi mettere la differenza tra un post fb e un post wordpress?? 😉

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    1. Grazie mille! Mi fa davvero piacere sapere questo! Purtroppo ho spesso impegni, ma il tuo commento mi ha fatto venire voglia di impegnarmi di più! Grazie ancora! Mi metto subito a scrivere 😉

      Liked by 1 person

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