Statistiche

Nell Kimball, MEMORIE DI UNA MAITRESSE AMERICANA

Non ho mai visto un libro o un articolo che cercasse sinceramente di accertare che tipo d’uomini
fossero quelli che frequentano regolarmente un casino di buon livello. Una volta che dovetti stare a
letto perché mi ero distorta un ginocchio, misi giù sulla carta i dati di circa cinquecento clienti che
avevano frequentato la mia casa nel corso degli anni. Soltanto il luogo di provenienza, e ciò che
sapevo della loro posizione come cittadini. Il risultato pressappoco fu questo: il settantacinque per
cento erano uomini sposati. Il dieci per cento erano separati dalla moglie o divorziati. Si tenga
presente che sto parlando di un’epoca in cui il divorzio era considerato una cosa non rispettabile. Il
dieci per cento erano giovanotti della città. Io, di regola, ho gestito case da venti dollari, e perciò
soltanto giovani benestanti potevano permettersi di passare una serata con una delle mie ragazze. La
maggior parte dei giovanotti trovavano che era una spesa troppo alta, per inzuppare il biscottino.
A San Francisco, le cifre erano un po’ diverse. Là, soltanto il cinquanta per cento dei clienti erano
sposati, il venticinque per cento separati o divorziati. Il restante venticinque per cento erano giovani
scapoli.

L’età media degli ospiti andava dai trentacinque ai cinquant’anni. V’era qualche diciottenne; alcuni tra i venti e i trenta, ma erano la minoranza. Un gianni medio della mia casa svolgeva una propria attività, industria, commercio, o professione che fosse, aveva una moglie, e, di solito, da due a sei figli. Era proprietario della sua casa, o fattoria, o piantagione, possedeva una bella carrozza da città teneva almeno quattro servi, ed era considerato un benestante, ma non un ricco. Soltanto il dieci per cento dei miei clienti erano ricchi, se chiamate ricco un uomo che possieda dai duecentomila a un milione di dollari. Io lo chiamo ricco. Circa il cinque per cento degli uomini che venivano da me, per quanto sapevo, svolgeva qualche attività più o meno criminale, contando fra questi i politici che prendevano la tangente, o gestivano case da gioco, esercitavano il contrabbando, o facevano gli allibratori clandestini. O furfanterie del genere.

Quasi tutti gli uomini sposati mi raccontavano che le loro mogli erano o delle represse sessuali,
oppure che loro stessi non erano più in grado di entrare nel letto della propria moglie e dimostrarsi
sessualmente capaci. Circa il venti per cento chiavava la moglie circa una volta al mese, “per
mantenere la franchigia”, come una volta mi disse un tale.
Quasi tutti gli uomini sposati dicevano che la cosa di cui sentivano di più la mancanza, con la
moglie, era la stimolazione con la bocca, e la varietà. I libri rendono queste cose più scandalose,
usando parole come “cunnilingus”, “fellatio”, ed espressioni come “coitus interruptus”, onanismo,
irrumazione, “intercrural coitus”. Espressioni che nessuna persona con un po’ di sale in zucca si
sognerebbe mai di usare, e che, credo, spaventano un mucchio di gente, col loro latino, suggerendo
cose che faceva Nerone e tutti quei romani e quei greci e che portarono Roma alla rovina.
Per quanto mi riguarda, io, parlando, uso sempre le comuni parole anglosassoni, o almeno, così una
volta mi disse un mio istruito cliente di San Francisco.

A certi uomini che mi dicevano come si
sentissero infelici in un casino, e tuttavia non riuscivano ad avere ciò che desideravano dalle loro
mogli, suggerivo di lasciar perdere le eleganti parole scientifiche e parlassero semplicemente di
chiavare, inculare, e fare un pompino.
Quasi tutti i giovani con cui ho parlato ammettevano che si erano tirati il pisellino per anni, e i loro
padri, e anche i dottori, gli avevano detto che sarebbero diventati pazzi, che avrebbero perduto i
capelli, e che gli sarebbero venute delle escrescenze sul palmo delle mani. Inoltre, che la spina
dorsale gli si sarebbe ridotta in poltiglia. Circa la metà dei giovanotti si sentivano condannati all’inferno, mentre all’altra metà non gliene importava un fico. Bisogna però tener presente che questo genere di discorsi correvano ai tempi in cui io gestivo le case. Al giorno d’oggi, non credo che la percentuale sia ancora quella. Il fuoco dell’inferno non è più tanto credibile come una volta.

Forse l’inferno è qui, su questa terra.

   Circa il venticinque per cento degli uomini, qualunque sia l’età, hanno un qualche modo preferito  per raggiungere l’orgasmo, e circa il quindici per cento lo raggiungono senza mai fottere. Una gran parte del gioco sessuale è costituita dai maneggiamenti e i toccamenti reciproci, colle mani e con la bocca, e da varie posizioni non del tutto accettate dalla buona società, o almeno, non ammesse. In realtà, nella natura dell’uomo un modello di comportamento sessuale non esiste.

Le leggi non contribuiscono certo a chiarire il problema. A Washington D.C. c’è una legge contro la
masturbazione che può condurre in prigione un segaiolo. In certi stati dell’Ovest toccare le parti
genitali con la bocca è un reato punito dalla legge, ed è considerata una pratica degenerata e
altrettanto illegale dei contatti dei pastori con le pecore, o dei ragazzi di campagna con le
giovenche, le cavalle, le scrofe, e altri animali da cortile, tanto popolari come oggetti di desiderio tra
la semplice gente di campagna. A San Francisco, i coolies cinesi che non potevano permettersi
nemmeno una puttana d’infimo ordine, amavano le anitre.

In generale, i miei clienti, e quelli della maggior parte dei casini, erano semplicemente degli uomini
che volevano eccitarsi alla vista di una donna nuda, maneggiarla, accarezzarla, e sgravarsi le
ghiandole – e, sospetto, anche il cervello. Praticamente in nessun caso tutto questo aveva qualcosa a che fare con l’amore. La maggior parte dei clienti rimanevano buoni padri e

buoni mariti, nel senso che provvedevano alle loro mogli, e gli rimanevano affezionati, anche se non erano entusiasti di andare a letto con loro.
Non è possibile piacere a tutti, o curare tutti, e circa il due per cento dei clienti non riuscivano a
farcela addirittura. La maggior parte di costoro, tuttavia, venivano ugualmente, restavano in salotto
ad ascoltare la musica, a fare una bella chiacchierata, a bere e a mangiare. La compagnia maschile
con la cravatta allentata e il gilè sbottonato.
Queste non sono altro che le osservazioni di una del mestiere, e devono esser prese come tali.

Tutto questo ha rafforzato la mia scoperta che gli uomini frequentano i casini più che per fottere
semplicemente, per stare in compagnia, e per sentirsi in un mondo in cui l’uomo è ancora
importante, è ancora tutto dove la puttana è una specie di schiava adorante. Come un mucchio di
tenutarie mi hanno detto, e come ho potuto constatare io stessa, se gli uomini potessero scegliere
senza mettere a repentaglio il loro orgoglio di casta, preferirebbero piuttosto giocare a carte anziché
andare a letto.

Ciò è vero per qualsiasi categoria di uomini, tranne che per quelli molto giovani. Questi ultimi sono
ancora dei fanatici della passera, pieni di desiderio per qualsiasi cosa abbia un paio di tette e un
culo. La natura non è scema. Sa che tenendoli continuamente arrapati quando sono giovani,
continueranno a riempire la terra, sia che la società lo voglia o no.

Spesso, uomini di quaranta o cinquant’anni diventavano regolari clienti del casino poiché temevano
che nel loro ambiente sarebbero stati guardati dall’alto in basso, se si veniva a sapere che non
penetravano regolarmente una donna, com’è diritto di ogni maschio del branco. Questo è il vero
cambiamento nella vita del maschio, di cui parla la gente – il timore di non essere più in grado di
fare il toro del gregge. Un timore che coincide con quello del passare del tempo, il pensiero che vi
sia di che vergognarsi se parlando tra amici non si possono dire delle battute salaci, e usare parole
che la buona società non vede mai scritte altro che sui muri dei cessi.

Quanto alla potenza maschile – quanto può durare, in realtà? Io ho avuto dei clienti di ottant’anni e
più che erano ancora capaci di portare una ragazza in camera e far l’amore una o due volte al mese.
Ho avuto anche clienti di sessanta o settant’anni che potevano farcela due o tre volte alla settimana.
Ma, come ho detto, il loro slogan era “non c’è bisogno che la ragazza sia bella, basta che sia
paziente”.
Se un uomo a quaranta o a cinquant’anni, sessualmente non ce la fa più, spesso ciò succede perché
non è in grado di liberarsi dalle vecchie idee sull’argomento. E del resto, ciascuno di noi è diverso
dagli altri. Ho già usato la parola “unique”; si adatta anche qui.

Storyville Portraits 1897 – 1917

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