Le città del mistero

Il mondo è pieno di città in rovina, ma alcune di esse hanno storie così misteriose che infestano, prepotentemente ancora oggi, la nostra immaginazione.  Anche se sappiamo chi le ha costruite, alcuni aspetti di queste città sfidano semplicemente  la nostra comprensione. Qui parleremo di alcune di esse, che noi contemporanei, non potremo mai comprendere appieno.

Çatalhöyük, Turchia

Nel 7.500 aC, questa città situata nella Mesopotamia – attuale Turchia- era abitata da migliaia di persone ed è ritenuta  da molti come uno dei più antichi insediamenti urbani del mondo. Ma la caratteristica che la rende così peculiare è la cultura diversa da qualsiasi altra oggi conosciuta dei suoi abitanti. Prima di tutto, la città è stata costruita a nido d’ape con case che condividono le pareti. L’unica via d’accesso all’intero complesso erano delle scale che potevano facilmente essere ritirate in caso di pericolo e le case e gli edifici erano resi accessibili da porte intagliate nei tetti e  contrassegnati con corna di toro. La gente passeggiava sopra i tetti e tutte le attività quotidiane erano svolte nei terrazzi. Ogni abitazione era divisa in due stanze: quella più grande aveva al centro un focolare rotondo con attorno dei sedili e delle piattaforme sopraelevate per dormire e in un angolo era situato un forno per cuocere il pane. La stanza più piccola, invece, era usata come dispensa per conservare il cibo; tra una casa e l’altra erano presenti dei cortili adibiti a stalle per capre e pecore. Circa un terzo delle case presenta stanze decorate e arredate apparentemente per scopi rituali: sulle pareti, infatti, sono state rinvenute pitture e sculture di argilla che raffigurano teste di animali e varie divinità. I morti (ne sono stati ritrovati fino a 30 in una singola abitazione), non sempre facenti parte della famiglia, erano sepolti sotto il pavimento. Questi, prima di essere sistemati in casa, venivano esposti all’aperto in attesa che gli avvoltoi procedessero ad una completa escarnazione, con lo stesso sistema usato ancora oggi in India ed in Persia, dove i cadaveri sono depositati nelle cosiddette Torri del Silenzio. Non è chiaro cosa sia successo alla cultura delle persone che hanno vissuto in questa città. Il loro stile architettonico sembra essere unico al mondo, anche se gli archeologi hanno trovato molte statuette della dea della fertilità uguali ad altre trovate nell’intera regione. Quindi, è probabile che, quando la città fu abbandonata la sua cultura venne irradiata verso l’esterno in altre città della  Mesopotamia e oltre. Documento video.

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Pompei, Italia

Ci sono ampi documenti storici che parlano della città romana di Pompei come nota residenza di vacanza. Oggi sepolta nella cenere dopo la catastrofica eruzione del Vesuvio nel 79 dC, la città fu parzialmente distrutta da un terremoto anni prima che il vulcano eruttasse e molte delle sue ville più grandi e lussuose erano già abbandonate o dismesse  (come la villa dei misteri) al momento dell’esplosione fatale. Sappiamo anche, da documenti storici, che il Vesuvio iniziò a fumare causando terremoti nei giorni precedenti l’eruzione e che molto probabilmente, le persone sorprese dalla tragedia erano servi, troppo poveri per mettersi al riparo.
La caratteristica che la rende estremamente affascinante è che la città è rimasta perfettamente conservata nell’esatta configurazione che aveva nel 79 dC rimanendo così “congelata nel tempo” senza poter subire nessuna influenza successiva; esistono centinaia di dettagli storici che sono completamente estranei agli occhi contemporanei – tra cui statue decorative a forma di pene, strani graffiti, arte inspiegabile, e modalità di vita aliene alla vita successiva dell’Impero: una cosa è leggere i resoconti storici di Roma antica, un’altra è poter camminare per le strade di una città romana immutata dal culmine dell’Impero!  Le terme suburbane di Pompei contengono ad esempio questo tipo di graffiti:  Si quis hic sederit, legat hoc ante omnia. Si qui futuere voluit Atticen, quaerat assibus XVI, traducibile come “Se qualcuno è seduto qui legga questo prima di tutto e se quel qualcuno vuole scopare Attike costa 16 assi). Gli abitanti di Pompei avevano molte cose con le quali possiamo identificarci come le case riscaldate e addirittura gli annunci pubblicitari; ma hanno anche vissuto in una cultura così diversa dalla nostra che basterebbero solo alcune decorazioni per scioccare molti abitanti delle città odierne. I misteri della vita quotidiana di una civiltà sono spesso maggiori dei misteri del suo crollo. Documento video.

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Palenque, Messico

In quanto uno dei più grandi e meglio conservati esempi di città-stato Maya, Palenque è diventata l’emblema del mistero di tutta la civiltà Maya. Anche se – al di là di quello che si crede- i discendenti dei Maya sono ancora fortemente diffusi in Messico e in America Centrale, nessuno è sicuro del perché le grandi città siano cadute improvvisamente in rovina e infine siano state abbandonate nel 1400; infatti il sito era già abbandonato da molto tempo quando gli spagnoli arrivarono nella zona del Chiapas, nel XVI secolo. Il primo europeo a visitare le rovine e a redigere un resoconto fu il frate domenicano Pedro Lorenzo de la Nada nel 1567. Al tempo, il popolo Ch’ol che abitava le zone, la chiamava Otolum, che significa “terra con forti case” De la Nada lo tradusse approssimativamente in spagnolo come Palenque, che significa “fortezza”. Questo divenne poi il nome della città (Santo Domingo del Palenque) che venne costruita su alcune rovine periferiche nella valle. Un altro antico nome di Palenque fu Lakam Ha, che si può tradurre come “grandi acque”, per i fiumi e le grandi cascate che si trovano nella zona del sito. Palenque conobbe il periodo di massimo splendore durante il periodo classico della civiltà Maya -700 – 1100 DC- e fu la capitale dell’importante stato di B’aakal (ossa).  Come molte altre città Maya, aveva templi, palazzi e mercati. Ma conserva alcune delle sculture più dettagliate e molte iscrizioni dalla civiltà Maya, che offrono svariate pagine inedite di informazioni storiche sui Re, battaglie, vita quotidiana e credenze religiose. Documento video.

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Cahokia, Stati Uniti

Situato lungo il fiume Mississippi da quello che oggi è St. Louis, Cahokia è stato per centinaia di anni, la città più grande del Nord America. I suoi abitanti, noti come i mississipiani, costruirono enormi cumuli di terra – alcuni dei quali si possono ancora visitare oggi – e vaste piazze, che fungevano da mercati e luoghi di incontro. Vi è una forte evidenza che gli abitanti avevano pratiche agricole molto sofisticate, e che deviate affluenti del Mississippi più volte per innaffiare i loro campi. Nessuno è certo del perché la città fu abbandonata, né come la regione sia stata in grado di sostenere una civiltà così ad alta densità urbana (fino a 40.000 persone per centinaia di anni). Durante gli scavi della collina (mound) 72 gli archeologi hanno trovato i resti di un uomo di circa quarant’anni, probabilmente un famoso capo Cahokiano. La salma dell’uomo venne sistemata su di un letto costellato da oltre 20.000 conchiglie marine disposte a forma di falco. Il guerriero falco, o “uomo uccello”, com’è stato ribattezzato, è un’immagine comune della cultura mississippiana quindi questa sepoltura possiede un potente significato iconografico. A poca distanza è stato ritrovato anche un nascondiglio pieno di punte di freccia, divise in quattro tipi, ognuno dei quali proveniente da una diversa area geografica, queste punte dimostrano le incredibili rotte commerciali che i Cahokia coltivavano con profitto.
Dal Mound 72 gli archeologi hanno rinvenuto anche altri 250 corpi, molti di essi disposti in fosse comuni senza mani o decapitati, il che fa ipotizzare alla celebrazione di sacrifici umani, teoria che sembra trovare conferma in successivi ritrovamenti di resti di giovani donne  che si è portati a pensare fossero vergini sacrificate al culto del dio sole,  in quanto è stato dedotto dagli studi che non avevano mai partorito. Documento video.

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Derinkuyu, Turchia

Derinkuyu è un’ antica enorme città  sotterranea risalente all’impero bizantino. Non si sa quando la sua costruzione ebbe inizio – alcune fonti indicano la sua fondazione già ne VII secolo aC – ma sappiamo per certo che raggiunse la sua massima espansione solo nel periodo tra 500-1000 dC, quando raggiunse la dimensione di undici piani (la profondità è stata stimata sui 90 metri) con spazio sufficiente per ospitare fino a ben 50.000 persone, bestiame, cucine, chiese, e un impianto di vinificazione! Gli abitanti del posto hanno scavato tunnel e stanze sotto le loro case nelle profondità della sabbiosa e morbida roccia vulcanica della regione centrale turca della Cappadocia,  per sfuggire dalle persecuzione  prima da parte dei romani anti-cristiani e più tardi, da i musulmani. Un’intera civiltà sotterranea fiorì qui durante tutto il Medioevo, diventando una città all’avanguardia, oggi considerata come un possibile modello per ripararsi da una futuristica “apocalisse”.
Gli abitanti del luogo vivevano rinchiusi nelle viscere della terra per qualche mese alla volta; dopo il trasferimento rocce massicce venivano fatte rotolare per chiudere le entrate senza troppe preoccupazioni, infatti, sofisticati canali d’aria tenevano il posto perfettamente ventilato. Alla fine, quando i soggiorni nella città sotterranea divennero più lunghi e frequenti a causa degli attacchi da parte dei musulmani , furono scavati lunghi canali per collegare Derinkuyu con altre città sotterranee minori diffuse nella zona (ne sono state ritrovate circa altre 200, 40 delle quali formate da 5 piani) . La città è stata chiusa dopo il X secolo, ed è stata riportata alla luce solo nel 1969. Documento video.

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Machu Picchu, Peru

Molto resta ancora da scoprire sul misterioso Impero Inca che ha dominato su intere regioni oggi note come Perù, Cile, Ecuador, Bolivia e Argentina centinaia di anni prima che gli spagnoli arrivassero. Se sappiamo molto sulla tecnologia Inca, l’architettura e le avanzate tecniche agricole  è anche grazie alla conservazione di Machu Picchu anche se non è stato ancora possibile leggere ciò che resta degli arazzi che contengono preziose iscrizioni. Uno dei misteri che non è stato risolto e che sfugge agli occhi di noi contemporanei è come abbiano fatto a gestire un così vasto impero, senza mai costruire un singolo mercato, infatti, sia Machu Picchu e altre città Inca non contengono mercati. Questo aspetto le rende notevolmente diverse dalla maggior parte di altre città, che sono spesso state costruite attorno piazze centrali e mercati. Lo studioso Gordon Francis McEwan ha scritto: A parte rare eccezioni non  si trovano comunità costiere incorporate all’Impero per favorire gli scambi con l’esterno, inoltre non vi era alcuna classe di trading nella società Inca quindi lo sviluppo della ricchezza individuale  attraverso il commercio era impossibile. . . Quando alcuni prodotti ritenuti indispensabili dagli Inca non potevano essere prodotti localmente quindi dovevano per forza essere importati, diverse strategie venivano impiegate con successo, come ad esempio, la creazione di colonie nei siti di produzione specifici permettendo così un commercio a lunga distanza. La produzione, la distribuzione e l’uso di materie prime erano sempre controllati centralmente dal governo Inca. Ogni cittadino dell’impero poteva disporre dei magazzini statali che gli fornivano ciò di cui necessitava compreso il cibo, strumenti, materie prime e l’abbigliamento, così facendo nessuno aveva bisogno di acquistare nulla e di conseguenza non essendoci negozi o mercati, non si manifestò alcun bisogno di creare  denaro o una valuta standard,  in tutto l’impero non c’era nessun posto dove spendere soldi per l’acquisto o lo scambio per necessità.

Come ha fatto una civiltà così ricca e fiorente ad espandersi  senza un’economia riconoscibile? Forse un giorno scopriremo le risposte. Documento video.

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Thonis, Egitto

Identificata come l’Heraklion, o Eraklion o Eraclea, dai Greci nel 8 ° secolo aC, questa città leggendaria era la porta verso l’Egitto, una città portuale splendida piena di monumenti incredibili, ricchi mercati e costruzioni gigantesche. Ora è completamente sommersa nelle profondità del Mar Mediterraneo. Thonis iniziò il suo lento declino, dopo l’asceda di Alessandria nel 300 dC.  Nessuno tra gli studiosi è certo di come sia successo, ma pian piano la città si inabisso nel mare che era stato l’origine della sua ricchezza fino a scomparire  completamente. Potrebbe essere stata vittima di un tremendo maremoto. Recentemente è stata riportata alla luce dall’archeologo Franck Goddio, ma ci sono ancora molte cose da scoprire nelle profondità del mare. Documento video.

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Tebe, Egitto

Tebe per i Greci, Uaset per gli Egizi, la Città dalle Cento Porte di Omero, fu una zona popolata almeno dal Paleolitico Medio. Già nota al tempo della IV dinastia; divenne celebre quando i suoi monarchi si ribellarono ai sovrani di Menfi della X dinastia, riunificando nuovamente tutto il paese e fondando l’XI dinastia. Divenne così capitale di fatto del Medio Regno anche se la capitale ufficiale era Ity Tawy “La dominatrice delle Due Terre”, collocata più a nord vicino alla zona del Fayum (dove in effetti si trovano le necropoli reali del Regno Medio). Caratteristica del sito di Tebe è la costruzione di numerosi templi funerari e religiosi situati sia sulla riva occidentale sia orientale del fiume Nilo. Una città ossessionata dall’immortalità diventata, proprio per questo, emblema di tutta la cultura egiziana. Lungo la riva occidentale del Nilo, si stende la necropoli tebana e le più note  Valle delle Regine e dei Re. Famoso il ritrovamento della tomba di Tutankhamon, portata alla luce da Howard Carter. Nella zona pianeggiante, vi sono i resti e le rovine di maestosi edifici e templi, in onore o per il culto dei defunti come il tempio di Medinet Habu, i colossi di Memnone, il tempio di Rameses II e il tempio di Seti I. Sulla riva orientale si trovano il Tempio di Luxor e il Grande tempio di Amon.
Documento video.

Possa il tuo spirito vivere, Che tu possa trascorrere milioni di anni,
Tu che ami Tebe, seduto con il viso rivolto al vento del nord,
I tuoi occhi possiedono la felicità.
Iscrizione riportata sulla coppa di Tutankhamun

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Grande Zimbabwe, Zimbabwe

Uno dei grandi misteri dell’Africa meridionale è l’enorme città murata oggi nota come Grande Zimbabwe. La città è stata sede di ben 30.000 persone e raggiunse il suo apice  tra 1200 e il 1450, quando si impose come cuore pulsante in una rete di scambi internazionali che si estendevano fino in Cina e in India. Ma non solo, la città era anche ricca di oro proveniente dalle miniere locali e possedeva grandi mandrie di bestiame. I resti del Grande Zimbabwe giunti sino a noi sono costruiti in granito, che è la roccia predominante a livello locale. Costruiti con il metodo di  muro a secco, tecnica che richiede un elevato livello di competenza muraria. L’attuale struttura è formata da un enorme muro di cinta alto circa 20 metri, all’interno del quale sono presenti dei passaggi concentrici dove sono stati ritrovati grandi quantità di oro, asce cerimoniali e altri oggetti.
Come molte città cosmopolite della sua epoca, Grande Zimbabwe ha subito un misterioso declino: forse a causa di carestie o probabilmente a causa di un repentino cambiamento di rotte commerciali. Quando capiremo di più sulle industrie locali e sulle abitudini dei partner commerciali, potremmo capire meglio cosa ha causato la sua improvvisa rovina. Documento video.

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Qumran, Israele

Qumran era una località abitata da una comunità (si presume fosse essena, ma questa tesi è ancora oggi molto dibattuta) sulla riva occidentale del Mar Morto, nell’attuale Cisgiordania, vicino alle rovine di Gerico. Il sito fu costruito tra il 150 a.C. e il 130 a.C. e vide varie fasi di occupazione finché, nell’estate del 68, Tito, al comando della legione X Fretensis, la distrusse. Qumran è divenuta famosa in seguito alla scoperta, risalente alla prima metà del Novecento, dei resti di un presunto monastero dei famosi Manoscritti del Mar Morto nascosti dagli abitanti dei sito nelle cave circostanti tra i quali è stato anche ritrovato il rotolo di Isaia che risulta essere anteriore di 1000 anni rispetto al testo masoretico dell’anno 916 d.C. Documento video.

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Petra,  Giordania

Il suo nome semitico era Reqem o Raqmu “la Variopinta” nome attestato anche nei manoscritti di Qumran. Alcuni studiosi l’hanno identificata con Sela, che significa “roccia”, una città menzionata nell’Antico Testamento, in cui si legge che fu la capitale del regno di Edom e successivamente divenne capitale dei Nabatei.
La Città successivamente, nel 106 dC, fu colonizzata dai romani e durante la reggenza dell’imperatore Traiano divenne una delle principali tappe della Grande Via della Seta che attraversava il Medio Oriente, fino al cuore della penisola arabica. Petra è l’unica città al mondo ad essere stata completamente scavata nella roccia e i beduini del deserto sostengono che, durante la fuga dalla terra d’Egitto, Mosè vi si fermò con il suo popolo.
Verso l’VIII secolo fu abbandonata in seguito alla decadenza dei commerci e a catastrofi naturali, e, benché le antiche cavità abbiano ospitato famiglie beduine fino ad anni recenti,  rimase sconosciuta all’occidente fino all’epoca moderna.
Il complesso archeologico fu rivelato al mondo occidentale dall’esploratore  Johann Ludwig Burckhardt, il quale sotto le spoglie di un mercante arabo con lo pseudonimo Sheikh Ibrahim Ibn Abdallah si stabilì ad Aleppo per studiare l’Islam (religione che abbracciò), l’arabo e  il Vicino Oriente. Nei due anni trascorsi in Siria, Burckhardt fece numerosi viaggi  fino a quando il 22 agosto 1812  fece la straordinaria scoperta.
Nonostante l’archeologia non abbia ancora svelato il mistero che avvolge questo edificio, la maggioranza degli studiosi concorda nell’assegnargli una valenza sepolcrale (la maggior parte delle opere architettoniche è rappresentata proprio da tombe) e quindi, nel ritenerlo una sorta di “grande tomba”.
Inoltrandosi all’interno, al centro di Petra, si può ammirare anche uno splendido teatro romano, perfettamente conservato, risalente all’inizio del I secolo d.C.in cui trovavano comodamente posto 3000 persone; sulla parete rocciosa che sovrasta il teatro si aprono alcune grotte sepolcrali, antiche vestigia appartenenti ad una necropoli parzialmente distrutta. Nella città, secondo alcune fonti, è possibile udire il fenomeno noto come “cannoni di Barisal“.  Documento video.

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