Marettimo

Ciao a tutti i lettori del Blog! Sono appena tornata dalle vacanze, che si sono svolte sulla magnifica isola di Marettimo la più selvaggia e incontaminata delle Egadi. Chiamata in origine da Polibio (203-120 a.C.) Hierà Nésos “isola sacra”.

Il centro dell’isola è il paese di Marettimo, allineato sulla baia attorno ai due moli – lo scalo vecchio e lo scalo nuovo è  caratterizzato dalle tipiche case dei pescatori basse e bianche, nelle quali è possibile soggiornare. Da marzo con l’ingresso della primavera incomincia la fioritura della macchia mediterranea che regala un inestimabile patrimonio di flora e fauna. Sull’isola si trovano rarità botaniche e diverse specie animali: si possono incontrare mufloni, conigli selvatici, e maestosi cervi (che ho avuto la fortuna d’incontrare in una radura al tramonto, esperienza che non dimenticherò mai) molti uccelli rapaci e migratori. Negli ultimi anni sono state avvistate anche delle foche monache, tornate ad abitare le acque del Mediterraneo.

ArcheoN2

A quota 250 metri circa è possibile ammirare le case militari romane dove sono conservati i resti di un vasto edificio ad opus reticulatum  risalente al I-II sec. a.C, dal quale si domina tutto il mare a levante dell’isola fino alla costa siciliana. Diversi autori citano Hierà come il luogo dove venne firmato il trattato di pace tra Romani e Punici-Cartaginesi dopo la drammatica Battaglia delle Isole Egadi del 10 marzo del 241 a.C., che vide Annone e le proprie navi sconfitti dalle pentere e trireme dotate di rostri dei Romani comandati da Lutazio Catulo. L’armistizio tra romani e cartaginesi rimarcò così un’antica vocazione alla sacralità e alla tregua tra popoli diversi.

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Case Romane
Case Romane

Nello stesso sito è anche possibile ammirare una chiesa normanno-bizantina risalente a primissimi secoli di cristianesimo, l’edificio,  di forma rettangolare è perfettamente orientato verso est, è lungo circa 10 metri e presenta un ingresso principale ed uno laterale. La chiesetta, con volte a botte e quattro pilastri centrali, ha un’unica navata  divisa in tre campate di cui quella centrale è la più alta e termina con una volta emisferica. Si ipotizza che fu costruita dai monaci Basiliani di lingua greca. Si ipotizza anche che la chiesa fosse dedicata a San Simone.

Chiesa normanno-bizantina
Chiesa normanno-bizantina

I successivi lavori svolti nell’area hanno evidenziato la presenza un altro edificio di culto cristiano, dotato di un battistero con fonte a immersione, databile tra il VI e il VII secolo d.C che, molto probabilmente, faceva parte di un santuario o un monastero paleocristiano. Questa scoperta si è rivelata di particolare interesse dal momento che, fino ad oggi, in Sicilia è stato scoperto un solo battistero di questo periodo situato presso Selinunte.

Inoltre sono stati notati cinque massi posti in verticale e simmetricamente rispetto a un masso centrale di maggiore altezza. I massi, allineati tra la chiesetta e i resti romani, hanno dato vita ad affascinanti ipotesi in qualche visitatore dell’isola – me compresa –  colpiti, ad esempio, dal perfetto allineamento tra il masso centrale e un masso orizzontale posto a monte dell’allineamento stesso con il sorgere del sole agli equinozi, così come si verifica spesso in similari allineamenti, di origine neolitica, visibili in Sardegna, a Malta e nel più noto Stonehenge.

Pietre allineate
Pietre allineate

Altro sito di particolare fascino è il castello di punta Troia edificato sulla cima di un suggestivo promontorio all’estrema punta nord-occidentale di Marettimo; esso sorge sulle fondamenta di una torre di avvistamento saracena costruita nel IX secolo. Successivamente nel XII secolo Ruggero II, re normanno di Sicilia, fortificò le postazioni difensive delle Egadi, tra le quali la torretta di Punta Troia ma fu  solo nel 1600  che gli Spagnoli edificarono l’attuale castello, dotandolo di una grande cisterna per la raccolta d’acqua e di una chiesetta che fu chiamata Real Chiesa Parrocchiale, la quale venne in seguito distrutta dai pirati saraceni.

Castello Punta Troia
Castello Punta Troia
Vista da una prigione del castello
Vista da una prigione del castello

La cisterna del castello venne successivamente adibita dagli stessi Spagnoli a prigione per i reati più gravi: il primo prigioniero fu un giovanissimo parricida. Dalla fine del 1700 fu utilizzata come prigione per i reati politici: nel 1798 vi fu rinchiuso Guglielmo Pepe, il più famoso dei patrioti della Repubblica Partenopea che patì orrende sofferenze in questa fossa senza luce né aria da lui ribattezzata “la tremenda fossa di Marettimo”.

Dalla chiusura del carcere, nel 1844, la fortezza fu utilizzata a scopi militari fino all’ultima guerra mondiale.

Ma non finisce qui, Marettimo è ancora oggi un isola tutta da scoprire!  Centro esatto del Mediterraneo, terra di passaggio e di conquista, immersa in una magnifica natura che rende possibile godersi sia il mare cristallino con le sue affascinanti grotte che si aprono nelle imponenti pareti dolomitiche che al tramonto si colorano di rosa come le cugine del Triveneto, sia la montagna che presenta una vetta di quasi 700 metri sul livello del mare! L’isola è fonte di infinite suggestioni, le stesse che hanno ispirato lo scrittore Samuel Butler ed identificare in essa la mitica isola di Itaca.

Targa dedicata a S. Butler
Targa dedicata a S. Butler

Insomma un viaggio all’insegna della pura tranquillità della magia, un luogo che non solo offre paesaggi incantati ma nel quale si può anche riscoprire la serenità dell’uscire di casa lasciando le chiavi dietro la porta, la cultura e le tradizioni degli isolani e il loro legame ancestrale  con il mare e la pesca. Consigliata a tutti gli amanti della storia, delle leggende e della natura selvaggia!

 

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Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni.

Ululano ancora le Nereidi obliate in questo mare, e in questo cielo spesso ondeggiano pensili le città morte.

Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine; e qui si fondono formando nella serenità del mattino un immenso bagno di purissimi metalli scintillanti nel liquefarsi, e qui si adagiano rendendo, tra i vapori della sera, immagine di grandi porpore cangianti di tutte le sfumature delle conchiglie.

È un luogo sacro questo.

Pensieri e discorsi di Giovanni Pascoli

 

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