Bamboccioni sull’altare

Leggevo questa: http://senzapatria.bloog.it/lettera-a-un-figlio-precario.html

Commovente.

Ma come fa notare uno dei commenti sarebbe stata corretta se l’avesse scritta il nonno, se non il bisnonno, perché questi diritti li hanno conquistati loro.

Detto questo se siete degli amanti della storia, la Storia reale, quella che non si trova in nessun libro, complicata e che non racconta nessuna verità ma apre dubbi e regala angosce, potremmo anche aprire infinite parentesi e discorrere sul se questi diritti sono stati davvero conquistati o semplicemente concessi per loschi giochi di potere.

Chiamala rivolta, chiamala rivoluzione, chiamala come vuoi: trova, insieme ai tuoi amici, la forza per ribellarti e riconquistarti ciò che vi è stato tolto.  

cit. Lettera ad un figlio precario

Ho riflettuto, ho riflettuto sul perché  segretamente si spera nella guerra. Ma “babbo” ascoltami, non c’è bisogno che istighi i tuoi figli “perché tu non hai colpe”. Le colpe le hai, ma non ti preoccupare, le prendiamo tutte noi.

E sì, siamo noi che vogliamo combattere, perché preferiamo essere ricordati da i”figli” di domani come dei morti piuttosto che come sfigati, bamboccioni, mollaccioni, precari, senza futuro, senza orgoglio, senza dignità, viziati, ingrati etc così ci chiamate.

Bisogno, è un bisogno ancestrale è un richiamo di sangue, sangue che inizia lentamente a bollire e forse tra poco scorrerà. Diciamoci la verità sembra quasi che vogliate lavare con il nostro sangue le vostre colpe: desinunt isti, non pereunt; vanno risvegliati, e torneranno a compiere stragi.

 Complessi rituali sociali

 C’è chi continua a dire queste cose:

“abbiamo allevato dei figli perlopiù mollaccioni e senza spina dorsale, che ora, per giusto contrappasso si rivoltano contro”

Io non capisco, non siamo certo noi la generazione che ha alzato le mani contro i propri padri. Anzi, forse noi siamo la prima ad averli amati troppo e per questo veniamo derisi! Non solo siamo condannati, siamo anche umiliati. Ti ritrovi intrappolato in gabbia e ti rinfacciano che la gabbia “però era comoda e bella”.

Be, allora saremo noi a sperare che succeda qualcosa, qualcosa di forte, qualcosa solo per noi.

È una voglia dentro, segreta e condivisa. Nessuno vuole rassegnarsi ad essere descritto così. Perché noi, figli di un occidente che si è perduto, abbiamo un valore e vogliamo dimostrarlo a tutto il mondo. Non vogliamo essere ricordati solo perché siamo riusciti a trovare uno stage, andiamo in erasmus e riempiamo le vostre statistiche né soprattutto perché siamo riusciti a trovare un posto fisso in questa società senza sogni per il domani.

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